GIRO D'ITALIA 2017

GIRO D'ITALIA 2017

Anche quest'anno le Formiche seguiranno il Giro d'Italia come partner ufficiale!

Il Giro d’Italia è passione e condivisione. Fabio Vettori e il giornalista Domenico Occhipinti, distanti chilometri ma uniti dalla passione per la Corsa Rosa, proveranno a raccontarla in vignette e parole.

 Tappa 21: Monza > Milano

Il Giro d’Italia 2017 era destinato a passare alla storia perché un centenario lo meritava, per i pionieri delle origini, per gli eroi del primo e secondo dopoguerra, e tutti quelli che hanno legato il proprio nome a questa fantastica epopea sportiva. Passare alla storia per meriti pregressi ci poteva stare ma mettere in scena uno dei più incerti Giri di sempre è destino provvidenziale. Un elogio all’organizzazione per la scelta di spalmare le tappe su tutta Italia e offrire un percorso misto ai campioni che, con diverse caratteristiche se lo sono giocato fino all’ultimo e il fato ha fatto il resto. La selezione naturale ha portato un olandese cronoman puro apprendista Indurain, un corridore completo con temperamento da squalo, un grimpeur francese ma campione nazionale crono e un colombiano scalatore purissimo a giocarsi tutto tra Monza e Milano. Un articolo che si rispetti deve inserire il nome del vincitore in testa, lo faccio adesso per non contravvenire alle regole professionali, ha vinto Tom Dumoulin ma avrei potuto non dirlo ancora, fino alla fine, perché è raro ma succede che il vincitore sembri un asso pescato a caso fra quattro carte uguali, vale tanto come gli altri ma è stato pescato lui. Tutti campioni, appunto, tutti vincitori? Moralmente sì perché ognuno di loro, Tom Dumoulin, Vincenzo Nibali, Quintana e Pinot sa che questo è il responso della strada, questo è tutto ciò che si poteva fare ed era inevitabile che gioisse solo quello con la maglia rosa indosso all’ombra del Duomo. L’ombra è più scura sul secondo o terzo gradino del podio perché è lo sport che non lascia gloria a chi non arriva primo. Non ci può essere gioia negli occhi di chi, armato di speranza, grinta e cuore era partito da Monza con un pensiero fisso, la maglia rosa. L’unico che la indossava veramente se l’è sentita sfilare solo quando le guglie e la Madonnina si vedevano già all’orizzonte, a prendersela, prepotentemente come prepotente era il rapporto monstre che ha scelto di spingere per 29 chilometri, Dumoulin che entra doppiamente nella storia Giro perché è anche il primo olandese a vincerlo. Spaccone in salita senza averne attitudine ma forte, fortissimo sul suo terreno, la “farfalla di Maastricht”, a poco meno di 27 anni spiega definitivamente le ali in un grande Giro mettendo in fila gente che in bacheca ne ha già diversi. Quintana e Nibali, che nell’ordine, lo affiancano sul podio avevano sulle spalle il numero 1 e l’111 ma il numero l’ha fatto Tom, ma mica solo oggi ma in tre settimane fantastiche.

Tappa n. 20 Pordenone > Asiago

Un Giro straordinario perché "normale"! Ciclisti che faticano ogni metro, secondi persi o guadagnati che domani, al giudizio del cronometro possono valere un Giro d'Italia o una grossa delusione! Nessuno penso recriminerà perché ciascuno dei protagonisti di questa faticosa Corsa Rosa, avrà dato tutto domani a Milano! A Milano, e solo li, il vincitore riavrà indietro quel tutto che ha lasciato per strada in questo Giro100. Quel tutto si chiama Maglia Rosa!

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 19 San Candido > Piancavallo

Dopo due beffe niente rischi, Landa va in fuga, stacca tutti e vince a Piancavallo, da solo! La sua maglia azzurra e le braccia alzate con dedica a Scarponi sono una bella immagine della tappa partita da San Candido! Dall'Alta Pusteria al Friuli è cambiata la maglia rosa! Dumoulin torna umano ma nessuno fa l'extraterrestre, la fatica si fa sentire, i valori sono livellati! Ora comanda Quintana, Nibali e Pinot sempre più vicini, sei corridori in 90 secondi, questo è il bello del #Giro100!

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 18 Moena > Ortisei

Nel ciclismo di oggi è difficile che una tappa rispetti le attese e quella di oggi, da Moena (a casa delle Formiche di Fabio Vettori) a Ortisei era una di quelle che si definiscono “tapponi”. Spesso capita che i big si controllino fino agli ultimi chilometri evitando di darsi battaglia e rischiare. Questo succede quasi sempre, per fortuna non oggi perché il gruppo si è sgretolato pressoché subito, perché le squadre che sembravano corazzate non sono più così forti, mancano di energie. A questo punto rimangono gli “uomini”, i campioni e se uno di questi scatta a 53 chilometri dalla fine capisci che la tappa di oggi è una resa dei conti. Nairo Quintana che accende la miccia così distante dal traguardo è un inedito, Vincenzo Nibali ha risposto alla grande e Tom Dumoulin, freddissimo ha risposto ancora meglio rientrando con calma olimpica. Nessuno scherzo intestinale per la maglia rosa che mentre si sale verso Ortisei fa paura per la facilità con cui pedala e per il suo volto, così “bello” da non sembrare vero. A rompere questa quiete ancora Quintana, ai – 6 dal traguardo scatta il colombiano della Movistar, non lo segue nessuno, ormai lo sanno tutti, c’è il rischio di bruciarsi e dunque meglio rientrare dolcemente. Ai meno cinque scatta Nibali, subito ripreso dalla maglia rosa, fiammante a tal punto da partire lui, una, due, tre volte. Dumoulin corre da leader, cerca di scoraggiare i due avversari diretti, lascia spazio agli altri, qualcuno azzarda il paragone con Indurain. Alla fine scappano tutti e restano in tre, si guardano, quasi in surplace, si sfidano, e sfilano negli ultimi due chilometri così come sono piazzati in classifica: Dumoulin, Quintana, Nibali. La tappa, per la cronaca, l’ha vinta Tejay Van Garderen, ancora davanti a Mikel Landa ma oggi, forse, qualcuno ha iniziato ad accarezzare un sogno rosa, e questo non era nelle attese.

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 17 Tirano > Canazei

Lo spettacolo della Val di Fassa e delle Dolomiti hanno ispirato un transalpino, Pierre Rolland che galleggiando nel gruppo dei fuggitivi dopo essere scappato via al km zero è arrivato a braccia alzate, 219 chilometri dopo, a Canazei! Il francese si è gestito e ha regalato il primo successo in questo Giro anche ai cugini! Tappa turistica o poco più per i big che necessitavano di riposo dopo ieri e in vista dei prossimi giorni! Hanno scelto la quiete che queste splendide montagne sanno suggerire, ma dopo la quiete, si sa...

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 16 Rovetta > Bormio

Doppio Stelvio, doppia gioia per l'Italia! Dopo sedici tappe vince un italiano, e che italiano! Lo squalo, Vincenzo Nibali morde in salita ma fa scempio degli avversari in discesa! Spietato anche con l'ex compagno di squadra Landa, fulminato sul traguardo! Il Giro si riapre anche perché Dumoulin è stato attaccato dal suo fisico prima che dagli avversari, l'olandese non ha mollato, Quintana neppure ma Nibali ha entusiasmato! Un nuovo Giro è nato sullo Stelvio!

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 15 Valdengo > Bergamo

La quindicesima tappa del Giro poteva essere quella della quiete dopo la tempesta, le valli bergamasche potevano suggerire calma al gruppo e così è stato. La fuga ha animato la frazione partita da Valdengo e diretta a Bergamo, 199 chilometri ondulati, c’è stato il Selvino di mezzo, più selettivo in discesa che in salita ma solo sulla carta, i big non si muovono. Bergamo, sede d’arrivo, è terra di campioni, solo per ricordare chi ha vinto la Corsa Rosa dobbiamo partire dal 1932, con Antonio Pesenti. Dal “muratore di Zogno” a Felice Gimondi, di Sedrina, tre volte vincitore del Giro e tanti, tantissimi successi nonostante “lui”, Eddy Merckx.

Fecero doppietta, Ivan Gotti di San Pellegrino Terme e il “falco” Savoldelli di Clusone che volava in discesa. Qualche caduta in quella che conduceva a Bergamo dove, quando la strada si impenna verso la città alta e sotto le ruote c’è il pavèe, scatta Jungels con la sua maglia bianca e poi Nibali che assesta uno scatto e fa selezione. L’ordine d’arrivo fa pensare a una tappa in salita, Jungels vince a braccia alzate su Quintana e Pinot. La città dei Mille ha regalato ancora una bella emozione a questo Giro 100.

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 14 Castellania > Oropa

Castellania e Oropa dicono tanto a chi conosce il ciclismo. La partenza e l’arrivo della tappa numero 14 del Giro sono separate da soli 131 chilometri ma la storia che racchiudono parte dal 1919 e arriva al 1999. Il 15 settembre del 1919 nasceva Fausto Coppi, il 30 maggio del 1999 Marco Pantani vinceva, in maglia rosa al santuario di Oropa una tappa epica. L’epica del ciclismo è stata toccata più volte in questi ultimi giorni, doveroso che il centesimo Giro abbia reso omaggio a Bartali col passaggio da Ponte a Ema, ricordato Gastone Nencini, salutato Baldini, ora Coppi e Pantani, poi Gimondi e via fino a Milano dove una nuova pagina si aggiungerà a questa storia infinita. Il Campionissimo e il Pirata ci hanno lasciato tragicamente poco più che quarantenni, quando la strada, le corse, la vittoria, non gli apparteneva già più. Li attendeva, perché gli spettava, la gloria ciclistica e la vita non agonistica, quella familiare, serena. Così non è stato in maniera profondamente differente, così come, ciclisti, campioni, lo sono stati in maniera ancora più differente, in epoche e modi differenti. La Castellania-Oropa unisce idealmente queste due storie, ma il Giro ha anche una Cima Coppa (lo Stelvio) e una Montagna Pantani (Oropa) che li ricordano e li ricorderanno sempre, nei luoghi dove esprimevano il loro talento. Uomini soli al comando lo sono stati spesso Coppi e Pantani, perché la salita li esaltava. Quella di oggi era strada per scalatori, non per imprese ma Quintana risponde presente ogni volta che la strada si impenna. A quattro chilometri dal Santuario attacca, a tre resta solo con l’orgoglioso Dumoulin a guidare con regolarità il gruppetto inseguitore. Ai meno due lo scenario cambia, la maglia Rosa schiude le ali e la “farfalla di Maastricht” riprende il colombiano, addirittura lo sfida, lo stacca e vince. Ancora una volta la strada ha disegnato un copione inaspettato, da brividi, forse una vera impresa perché con tutti contro e con la maglia rosa indosso. Se c’era un modo per vincere a Oropa, montagna Pantani, questo era l’unico che poteva assomigliare a qualcosa di epico.

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 13 Reggio Emilia > Tortona

Forse la tappa più semplice e lineare del Giro, da Reggio Emilia a Tortona non un metro di salita con il gruppo che ha divorato la strada velocemente, sino alla volata di Gaviria, poker fantastico per il colombiano in maglia ciclamino. Ma la tredicesima tappa del Giro arrivava a Tortona, ultimo "traguardo" dove il 2 gennaio 1960 si posò l'Airone, Fausto Coppi! L'ultimo volo del Campionissimo, 5 Giri vinti, 22 tappe conquistate, 31 maglie rosa indossate, lo Stelvio, la Dama Bianca le imprese e tanto, tantissimo altro nella storia di quell'omino tutto gambe e polmoni nato a Castellania! Domani si riparte proprio da lì, un'altra tappa, un altro capitolo di una storia a pedali che continua a girare tra partenze e arrivi, come la vita!

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 12 Forlì > Reggio Emilia

Ancora tracce, la Forlí-Reggio Emilia ne collega diverse: nella città di partenza vive l'ottantaquattrenne Ercole Baldini, il "treno di Forlí" vincitore del Giro nel 1958, il passaggio da Barberino del Mugello ricorda la figura di Gastone Nencini, il "leone del Mugello" che la Corsa Rosa se l'aggiudicò nel 1957! Le tracce si allungano fino a sessant'anni fa ma nei 229 chilometri della tappa di oggi c'è anche una prima volta, l'attraversamento dell'autostrada, chiusa per il passaggio del gruppo che ne ha percorso un tratto di 33 chilometri. Come se viaggiasse in autostrada Gaviria sfreccia sul traguardo di Reggio Emilia e fa tris in questo Giro. La città del tricolore non ha fatto il miracolo, italiani ancora a secco.

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 11 Firenze > Bagno di Romagna

Il Giro d'Italia, in 100 edizioni, ha lasciato delle tracce e torna doverosamente a ripercorrerle per celebrare i protagonisti che le hanno lasciate. Tra Firenze a Bagno di Romagna c’è Ponte a Ema, vi nacque Gino Bartali nel 1914, tre volte vincitore del Giro ma grande, grandissimo campione entrato nel cuore degli italiani e nella storia del nostro Paese. Gino avrebbe amato una tappa movimentata come quella di oggi, dove la strada era aspra come lo era apparentemente il carattere del campione fiorentino. Tra fughe, scatti, anche dei big che sul monte Fumaiolo si sono stuzzicati un po’, la spunta Fraile, che vinse il Giro dell’Appennino nel 2013 e dunque, ispirato, non si è risparmiato oggi. Lo spagnolo ha conquistato i Gpm, è andato in fuga con Rolland e poi ha regolato un gruppetto allo sprint. Generoso, forte, un duro Fraile, a Ginettaccio sarebbe piaciuta questa vittoria anche se dopo dodici tappe senza vittoria italiane, avrebbe brontolato non poco!

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 10 Foligno > Montefalco

Si è ripartiti con Quintana in rosa da una città dove il suo nome richiama a un gioco antico, la Giostra della Quintana. La manifestazione storica in costume che si svolge a Foligno risale addirittura al 1158 e la tenzone fra i cavalieri è simile a quella che i moderni sfidanti in sella al loro destriero, la bici, hanno messo in scena fino a Montefalco, altro paese umbro patria di antichi giochi come la Ciuccetta, la fuga del Bove e la festa della Vendemmia. A Montefalco, e non è un dettaglio si produce il Sagrantino. I quasi 40 chilometri ondulati a cronometro non sono stati un gioco per nessuno, la prima prova contro il tempo del Giro ha ridisegnato la classifica e ci proietta nella seconda parte con canovaccio diverso. Tom Dumoulin ha la maglia e un buon vantaggio ma dovrà difendersi da chi saprà scattare più forte in salita, un nome a caso, Nairo Quintana!

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 9 Montenero di Bisaccia > Blockhaus 

C’erano due voci da sistemare in questo Giro d’Italia che arrivava alla tappa numero 9 senza azioni degli uomini di classifica e vittorie italiane. Italiani ancora a secco purtroppo, Nibali ha sofferto ma l’azione, di forza, l’ha fatta Quintana, l’uomo più atteso che si è confermato. La scalata del Blockhaus è stata ruvida, come il suono del nome di questa cima che sì trova nella Majella, e fu ribattezzata così perché vi sorgeva un fortino di pietra utilizzato dai bersaglieri impegnati nella lotta al brigantaggio e al banditismo. Il comandante di quei bersaglieri era di origine austriaca e quella casa fatta di sasso diventò Blockhaus. Eravamo sul finire del 1800, non c’era il Giro che nacque nel 1909 e scoprì questa cima d’Abruzzo nel 1967, esattamente 50 anni fa. Il primo a piantarvi la bandiera da “esploratore” su due ruote fu un ciclista 22enne, allora definito velocista e che rispondeva al nome di Eddy Merckx. Lo stesso Merckx, diventato già Cannibale, rivinse sulla Maielletta nel 1973 un’altra delle sue 25 tappe conquistate nella Corsa Rosa.

Con la macchina del tempo torniamo al presente che alla partenza di Montenero di Bisaccia metteva in fila almeno 17 possibili protagonisti raccolti in meno di un minuto, dalla maglia rosa Jungels a Rui Costa.

Il Blockhaus non ha fatto sconti e ha incoronato il favorito, Nairo Quintana era partito per vincere il Giro ed è in maglia rosa, oggi era partito per vincere la tappa e lo ha fatto a modo suo, dopo aver fatto lavorare una squadra fortissima, la Movistar. Dopo l’arrivo non c’era lo sgomento sportivo di cinquanta anni prima, con il “velocista” Merckx che precedeva gli scalatori, ma un po’ di preoccupazione sorge spontanea perché se il favorito si dimostra subito uomo forte il rischio è di assistere a un monologo del colombiano. Una pausa adesso serve per le gambe e per impostare nuove tattiche, dopo la crono di martedì bisogna attaccare il colombiano su ogni terreno visto che in salita il condor spicca il volo facilmente. Il Giro 100 non è chiuso, è la sua storia che ci ricorda che le sorprese sono dietro a ogni curva, basta voltarsi appena dietro fino all’anno scorso per sognare in grande. 

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 8 Molfetta > Peschici

Se parlando del Giro d’Italia citassi Gabriele d’Annunzio così: “La macchina pareva vivere d'armonia propria, avere un'aria ed un'effige di corpo d'anima”. Pensereste a una bici, giusto? E invece il Vate descriveva così il trabucco, la caratteristica macchina da pesca tipica delle coste molisane, abruzzesi e garganiche, patrimonio monumentale del Parco Nazionale del Gargano. Proprio sul Gargano è posto l’arrivo della tappa numero otto di questo Giro che parte da Molfetta. A Peschici, dopo 189 chilometri, la strada sale fine al traguardo e nei tre arrivi rosa del 2000, 2006 e 2008 si ricordano anche le vittorie di Di Luca e Pellizzotti.
I velocisti non si vedono, e la fuga di giornata anticipa di poco ciò che resta del gruppo. Izaguirre prolunga il digiuno italiano staccando i compagni di fuga tra cui Visconti, secondo. I big tutti insieme, hanno preferito non osare oggi, domani c'è il Blockhaus!

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 7 Castrovillari > Alberobello

Alberobello richiama immediatamente alla sua costruzione tipica. Il trullo. Il trullo associato al ciclismo richiama a un corridore, originario del paesino in provincia di Bari, soprannominato proprio il “Trullo volante”. Leonardo Piepoli, scalatore pure che volò vittorioso su alcune cime al Giro d’Italia. Sotto l’ombra, conica, dei Trulli, costruzioni realizzate con la pietra a secco e dal 1996 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO. Non un traguardo per scalatori quello della settima tappa che da Castrovillari ha portato il gruppo compatto alla volata dopo 224 chilometri. Così compatto che occorre il fotofinish per eliminare ogni dubbio per il successo dell’australiano Caleb Ewan su Gaviria. Ancora a secco l’Italia e dopo sette tappa inizia a diventare un peso.

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 6 Reggio Calabria > Terme Luigiane

Uno svizzero alle Terme Luigiane. È stata la volta della fuga di gruppo nella frazione partita da Reggio Calabria e arrivata su un traguardo forse più impegnativo del previsto. La località termale, frazione di Acquappesa, è così ribattezzata in onore del principe Luigi Carlo di Borbone che finanziò le terme. Un principe che non fu mai effettivamente re né mai fu incoronato nonostante alla morte del padre assunse il nome di Luigi XVII di Francia. Re, per un giorno almeno, è Silvan Dillier, corridore elvetico della BMC, vincitore di giornata dopo 217 chilometri di corsa, quasi tutta lungo la costa calabrese.

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 5 Pedara > Messina

L’ottavo arrivo del Giro a Messina non poteva che essere conquistato da un uomo veloce. Moser, Freuler Guido Bontempi e Blijlevens nella storia di questo traguardo erano indizi e, Gaviria li ha raccolti tutti e ha messo il turbo negli ultimi 200 metri. Tappa e maglia, anche se ciclamino, e consacrazione a velocista faro in questa Corsa Rosa. La festa nella città dello Stretto era arrivata già prima, solo il fatto di riabbracciare l’enfant du pays, Vincenzo Nibali, ha accresciuto l’attesa e colorato l’accoglienza. Lo Squalo è a casa stasera, domani attraverserà lo Stretto portando con sé la carica giusta per provare a vincere il Giro d’Italia, sarebbe il terzo. 

Domenico Occhipinti

 

 

Tappa n. 4 Cefalù > Etna

Sono circa le 14 quando carico l'auto e parto, destinazione Nicolosi! Il comune Etneo è stato la mia base per 2 giorni, quelli dell'arrivo sull'Etna e della ripartenza da Pedara! Seguo il Giro d'Italia se non fosse chiaro! Non ci sarebbe motivo alcuno per abbandonare il divano di casa e la tv con le sue mille inquadrature e i replay per vedere al meglio una tappa ma in generale ogni evento sportivo! È così ma entrare nell'evento, sia esso una partita di calcio, un gran premio motoristico, o appunto, una tappa del giro d'Italia, ti permette di viverlo e carpire altre suggestioni! Proprio quelle provo a raccontarvi, a partire dalla vigilia della tappa numero 4, la Cefalù-Etna che promette scintille, meglio lapilli, sulle rampe del vulcano! Tutto il contrario è il mio arrivo in paese, morbido, "la porta dell'Etna" è ancora socchiusa a 24 ore dal passaggio dei corridori! Sulla via Etnea è installato un arco rosa da cui pende uno striscione che ricorda Michele Scarponi, palloncini rosa nelle vetrine addobbate per l'occasione, qualche operaio puntella ancora i tombini per renderli più sicuri al passaggio dei corridori! Preso posto in uno dei tantissimi B&B assediati in questi giorni, noto un gran via vai di auto della carovana e mezzi al seguito! Il tir Rai, quello che contiene il podio delle premiazioni! Vanno tutti su, fino ai 1910 metri del Rifugio Sapienza! Io andrò domani, non ho la condizione fisica per la scalata in bici ma vorrei evitare di prendere l'auto! C'è un solo bus che parte alle 9 del mattino, ok, potrebbe andar bene, ma lo stesso torna indietro alle 16! Peccato che la tappa si conclude alle 17 se non dopo, perderei l'arrivo! Mi sorprendo ma non mi scompongo e dopo aver gustato un caffè e un macaron rosa Giro, cerco taxi, auto private o navette! Per avere una risposta certa vado dai vigili urbani, intenti a spiegare ad altri turisti, francesi però, orari e percorsi! Quando sei diventa sex e le parole italiane più di quelle francesi, il gruppetto finge di capire e sloggia, tocca a me! "Con me può parlare in italiano, se vuole anche in siciliano, dico al vigile che appronta un sorriso di sollievo  dopo la grande faticata". Dialetto o italiano poco cambia, nessun mezzo porta su, bisogna che vada in auto, mi rassegno! La serata trascorre serena e trovo anche il tempo di far confezionare un regalo per una amica giornalista, cercavo una scatola, la trovo in in negozietto di oggettistica! Di quelli di una volta, tanto che la signora mi fa un super sconto, fatica un po' a trovare la giusta chiusura del pacchetto e per poco non mi prenota al ristorante consigliatomi! È informata del passaggio della corsa, tiene aperto tutto il giorno senza pausa, e qualche altro compratore da Giro passerà dal suo negozietto!
Il giorno della gara mi alzo presto, e raggiungo il traguardo al mattino! Vedere crescere di ora in ora il numero degli appassionati ti da il termometro dell'affetto verso la manifestazione! Quasi tutti sono lì per   Nibali, temono Quintana ma sono convinto che sarà duello! Chi altro si aggiungerà ai due favoriti? È presto per dirlo, è ora di pranzo e c'è chi fa tavolate sulla pietra lavica, i più si accontentano di un panino! I ciclisti arrivati in bici si asciugano e si coprono, il vento tira forte e sul tratto finale sarà contrario ai corridori, doppia fatica! A tre ore dall'arrivo del gruppo arrivano gli striscioni, i tifosi imparruccati e colorati! Il clima è quello giusto, la Sicilia ha risposto dopo sei anni di attesa! Esattamente sei anni fa, il 9 maggio del 2011 la tragedia di Wouter Weylandt lungo la discesa del Passo del Bocco, lo speaker lo ricorda e scatta l'applauso! Sul maxi schermo danno le immagini della corsa, mancano 100 chilometri, poi 90, 70, la febbre sale! A 18 chilometri dal termine inizia l'ascesa, il Rifugio si trasforma in uno stadio allo scatto di Nibali sotto il cartello dei 3 chilometri all'arrivo! Il morso dello squalo non ferisce nessuno, in gruppo si studiano mentre davanti Polanc stringe i denti e accarezza il sogno! Zakarin è l'unico a evadere da un gruppo dove i big si studiano! Polanc sputa l'anima ma vince, meritatamente! Alla fine, l'Etna ha partorito il topolino ma per chi come me, non era davanti alla tv, la giornata è stata piena, pienissima di passione per il ciclismo!

Domenico Occhipinti

 

 

Il 2 aprile del 1787, 230 anni fa, un grande tedesco ammirava la costa siciliana che stava per raggiungere in nave da Napoli. Era Johann Wolfgang Goethe che, nel suo “Viaggio in Sicilia” descriveva così l’isola che amò: “L'Italia, senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. [...] La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l'unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra […] chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita”. I corridori raggiungeranno in aereo la Sicilia nel primo giorno di riposo. Una pausa tecnica, non sono di certo le gambe a richiedere la pausa, ma per portare in Sicilia il Giro d’Italia è necessario permettere a tutta la carovana di ricomporsi e darsi appuntamento a Cefalù. Attaccati al loro finestrino, mi piace immaginarli così, i tanti stranieri che animano il gruppo e fra loro la nuova maglia rosa, Fernando Gaviria, che potrà scorgere la costa tirrenica, ultima passerella su cui esibirà il rosa che andrà via via sbiadendosi sulle rampe dei Nebrodi e sparirà in cima all’Etna. In Sicilia si trova la chiave di tutto scriveva Goethe, il Giro che affronta la prima salita vera, all’arrivo sul vulcano non troverà ancora la chiave di tutta la corsa ma qualcosa in più sapremo, i big dovranno muoversi. La sagoma minacciosa della “muntagna” incute timore ma alimenta sogni rosa, c’è il fuoco sotto, basta soffiarci sopra che la corsa esplode e inizia lo spettacolo.

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 3 Tortolì > Cagliari

La tre giorni in terra sarda si è conclusa a Cagliari, il capoluogo sembrava il teatro perfetto per l’ultima volata. Nella storia del Giro, tre arrivi in città prima di oggi: Oreste Magni nel 1961, Mario Cipollini nel 1991 e Alessandro Petacchi nel 2007 (vittoria poi assegnata a Robert Forster). Grandi firme della velocità che chiamavano all’appello, anche oggi, le ruote veloci. Il più motivato era André Greipel, il più in forma e con la maglia rosa indosso. Controllare una tappa pianeggiante di soli 149 chilometri non era complicato ma il vento ha trasformato una tappa di trasferimento in una trappola. Nella trappola dei ventagli cade la maglia rosa che abdica. Bravi a muoversi tra le folate gli uomini Quick Step Floors che scortano Fernando Gaviria, freddo nel regolare Selig e Nizzolo. Tappa e maglia rosa per il colombiano e con il vento in poppa il gruppo saluta la Sardegna, un arrivederci a presto!

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 2 Olbia > Tortolì

La carovana lascia Olbia con un austriaco che per la prima volta nella storia sfoggia la sua maglia rosa. Difficilmente la manterrà sul traguardo di Tortolì, destinato ancora alle ruote veloci anche se, dopo ieri, non è il caso di scommetterci. I 221 chilometri odierni sono più mossi e possono ispirare i più coraggiosi. Da ispirazione, ma artistica, anche i colori che offre Tortolì: l’azzurro del mare e il rosso degli scogli sulla spiaggia di Cea. Uno spettacolo di natura che grazie alla Rai raggiunge oggi 194 paesi diversi. Il servizio pubblico e il Giro, un binomio nato nel 1947 con la radio e la trasmissione, “Il Girino innamorato”, nel 1951 comparve “Radiocorsa”, nel 1953 le prime sporadiche immagini in diretta mentre nel 1963 furono trasmessi gli ultimi 10 minuti di ogni tappa. Nel 1962 intanto, era sbarcato in tv il “Processo alla tappa” di Sergio Zavoli. Da allora oltre 50 anni di progresso e spettacolo vero e proprio, con la sola parentesi Mediaset dal 1993 al 1997, ci fanno gustare il gesto sportivo e il territorio circostante. Ecco, merita un primo piano il gesto sportivo di oggi, tappa e maglia per il campione tedesco André Greipel, volata imperiosa da gorilla ma dolcissima dedica alla mamma! Cuore rosa!

Domenico Occhipinti

 

Tappa n. 1 Alghero > Olbia

La macchina del Giro si è messa in moto, da Alghero a Olbia, si taglia il nord dell’isola dei quattro mori, affacciandosi su tre versanti marittimi. In Gallura, dopo 206 chilometri, a scaldare i motori sono soprattutto gli sprinter del gruppo, difficile ipotizzare fughe con le squadre al completo, gli uomini freschi e pronti a faticare per il velocista designato. Nel 1991, sullo stesso traguardo, vinse a sorpresa anticipando tutti il francese Casado, morto a 30 anni per arresto cardiaco durante una partita di rugby. Era il giro di Chioccioli e si corse in circuito. I primi chilometri in terra sarda di questo Giro 100, saranno veloci, poche asperità, panorami incantevoli, storia, nuraghi e mare a scorrere sotto le ruote dei protagonisti in sella. È terra di turismo e potrebbero andare leggeri, ma non è così, perché è pesante la vittoria sul traguardo di Olbia, perché vale il primato e il suo simbolo, la prima maglia rosa. Alcuni studi fanno derivare l’origine del nome della città dal greco όλβιος, olbios, vuol dire felice. Lì su podio più alto, l'austriaco Postlberger che ha beffato l'intero gruppo, lo sarà di certo!

Domenico Occhipinti

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Ormai ci siamo, domani 5 maggio si parte da Alghero, le tre tappe sarde saranno forse meno sentite da parte dei sardi stessi, orfani del loro campione, Fabio Aru. Una disdetta per l’Astana che eleggerei a squadra del cuore, a prescindere. Sono certo che sarà il team più amato, di un amore infinito oserei dire. Non parlo di certo dell’assenza di Aru, ma la perdita di Michele Scarponi è e sarà un dolore infinito. La squadra kazaka ha fatto una scelta giusta, nessuno sostituisce Scarponi, capitano designato che avrebbe avuto il numero 21. Si corre con un uomo in meno! Questo almeno sulla strada, quella strada che ha dato tanto allo Scarponi ciclista ma che ha sottratto in maniera tragica il marito, il padre alla sua famiglia e l’amico, il più simpatico, il migliore, al gruppo. Non sulla strada, ma in gruppo, Michele Scarponi ci sarà ogni giorno, perché l’amore infinito è anche quello che fa male e non si può dimenticare.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Domenico Occhipinti

 

 

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